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IL BERILLO
La famiglia dei berilli è tra le più importanti nel campo gemmologico grazie
soprattutto alla sua varietà più pregiata: lo smeraldo. Il berillo è un minerale
a colorazione allocromatica, cioè il colore è dato da elementi chimici che
non sono parte essenziale della sua formula chimica.
Infatti in base agli elementi che costituiscono il suo chimismo il berillo si
presenta perfettamente incolore.
VARIETA’
Vengono distinte in funzione del colore:
SMERALDO - in tutte le tonalità del verde
• A C Q U A M A R I N A - dall’azzurro profondo all’azzurro verdastro
• ELIODORO - giallo in tutte le sue sfumature
• MORGANITE - da un rosa chiaro a un rosa lilla
• GOSHENITE - incolore
Vi sono inoltre alcune saturazioni di colore che non prendono una denominazione
specifica, come per esempio il berillo rosso.
CARATTERISTICHE FISICO-OTTICHE
- Classe e composizione chimica. Il berillo é un silicato di alluminio e berillio:
A l2B e3 ( S i6O1 8). Sovente, nelle varietà colorate, al berillio si sostituiscono
(in minima parte) metalli alcalini, mentre il cromo, il ferro e, in rari
casi, il vanadio possono essere vicarianti con l’alluminio.
- Sistema di cristallizzazione: e s a g o n a l e
- Sfaldatura: d i ff i c i l i s s i m a
- Frattura: c o n c o i d e
- Lucentezza: v i t r e a
- Durezza: da 7,5 a 8
- Densità: da 2,67 a 2,90
BERILLO
- Indice di rifrazione: da 1,565 a 1,593 per da 1,571 a 1,600 per
- Birifrangenza: da 0,005 a 0,009
- Carattere e segno ottico: uniassico negativo
- Dispersione: 0,014 circa per l’intervallo B - G
SMERALDO
E ’ sicuramente la varietà più pregiata dei berilli. L’abito cristallino tipico è
prismatico colonnare ed è di solito formato da prismi esagonali allungati
mentre, a volte, sono presenti anche le facce della bipiramide.
A titolo di curiosità si può citare un tipo di smeraldo particolare detto “trapiche”,
costituito da tre individui cristallini combinati tra di loro.
Trovato per la prima volta in Colombia negli anni ‘20, é stato riscoperto in
quantità commercialmente interessanti negli anni ‘60, sempre negli stessi
luoghi.
Il colore dello smeraldo spazia fra tutte le tonalità del verde; infatti, il suo
nome, pur derivando da una antica parola persiana di significato incerto, è
l’etimologica conseguenza del greco smaragdos (= pietra verde).
Se il berillo allo stato puro è incolore e, come già accennato prende commercialmente
il nome di goshenite, lo splendido colore verde di questa
varietà dello smeraldo è dovuto principalmente al cromo, vicariante con
l’alluminio, nell’ordine dell’1- 2%. A volte però, soprattutto in smeraldi bra-
siliani, si è notato anche la presenza del vanadio come agente colorante, e in
casi più rari anche del ferro, a sua volta associato ai sopracitati agenti crom
ofori.
Il pleocroismo di questa gemma ha un’intensità che varia da marcata a
debole, e la si nota maggiormente nelle pietre scure. I suoi colori più tipici
sono: = verde-azzurro, = verde-giallo.
Ai raggi ultravioletti, al filtro Chelsea e ai filtri incrociati, lo smeraldo si
può presentare di un bel rosso, soprattutto quando contiene parecchio
cromo. I campioni il cui colore è dovuto al vanadio, o che contengono ferro,
agli stessi esami risultano inerti. Lo spettro di assorbimento dello smeraldo
è tipico ed è abbastanza facile da rilevare nelle gemme di buona qualità.
Presenta infatti un doppietto nella zona del rosso dovuto al cromo, a 6835 Å
e 6810 Å, due linee più deboli a 6620 Å e 6460 Å, una linea netta a 6370 Å,
una banda nel giallo da circa 6300 Å a 5800 Å e una linea non sempre presente
a 4780 Å. Nel viola può essere presente un assorbimento generale.
PRINCIPALI GIACIMENTI
I giacimenti dello smeraldo sono tutti di origine primaria in quanto la non
elevata durezza (e il più delle volte la presenza di micro-fratture) non consente
di rinvenire cristalli integri nei giacimenti alluvionali.
Storicamente i primi giacimenti sono quelli egiziani nella regione dell’Etbai
vicino al Mar Rosso, che attualmente non sono più sfruttati. Per inciso, da
questi giacimenti provenivano i famosi smeraldi di Cleopatra.
Altro giacimento storico è quello situato in Austria nei pressi di Salisburg o ,
nella regione dell’Habachtal, che furono lungamente apprezzati alla corte
degli A s b u rgo. Dal pun to di vista sia commerciale, che qu alitativo,
il posto d’onore spetta certamente a quelli colombiani provenienti soprattutto
dalle zone di Muzo, Chivor e Cosquez, ai quali si deve la celebrità di
questa gemma.
Giacimenti importanti si trovano anche in Brasile, Zambia, Sud A f r i c a
( Transvaal), India, Pakistan, Russia (Siberia). A titolo di curiosità possiamo
citare che in Italia, negli anni ‘70, è stato trovato lo smeraldo in una pegmatite
della Val Vigezzo (Val d’Ossola).
CARATTERISTICHE INTERNE (inclusioni)
Al microscopio gli smeraldi presentano varie inclusioni derivanti dal loro
tipo di genesi e dalla loro roccia madre: inclusioni che sono di grande aiuto
al gemmologo per la distinzione tra gli esemplari naturali e i cristalli sintetici.

(Inclusioni a due e tre fasi in smeraldo di probabile provenienza colombiana) |
Ogni giacimento, inoltre, presenta in genere delle inclusioni caratteristiche
che, insieme ad altre informazioni, quali una precisa analisi della densità,
dell’indice di rifrazione e del valore della birifrangenza, permettono al commerciante
di ipotizzare con buona approssimazione anche la zona di estraz
ione.
E’ opportuno però sottolineare che la provenienza di una gemma non è
determinabile in modo sicuro solo in base alle inclusioni e alle caratteristiche
fisico-ottiche, poichè possono esistere giacimenti diversi e lontanissimi
tra di loro con una origine geologica molto simile: nulla di strano, quindi,
nell’ipotizzare l’esistenza di cristalli con inclusioni pressoché identiche, ma
formatisi addirittura in continenti diversi.
Tuttavia, non si può escludere a priori che, nel caso della scoperta di un
nuovo giacimento, le gemme estratte vengano inviate alle taglierie dei paesi
produttori più rinomati invece di essere tagliate nelle zone di ritrovamento:
ciò concorrerebbe ad aumentare la confusione sul mercato, senza aggiungere
alcun apprezzabile elemento di valutazione.
Anche se per tradizione gli smeraldi sono stati commercializzati vantando
una rinomata provenienza come sinonimo di qualità eccelsa, è utile sottolineare
che uno smeraldo di ottima qualità deve possedere invece caratteristiche
ben precise, quali: una buona saturazione di colore con tonalità che si
discosti il meno possibile dal verde intenso, con una trasparenza ottima o
per lo meno buona.
Caratteristica di pregio é comunque una ridotta visibilità delle inclusioni
inevitabilmente presenti, che infatti dovranno essere visibili solamente alla
lente o, meglio, con l’ausilio del microscopio.
Ciò premesso, per fini pratici effettueremo la descrizione delle inclusioni e
delle caratteristiche più importanti presenti negli smeraldi naturali elencandole
per giacimenti:
- MUZO (Colombia): inclusioni a tre fasi (solido, liquido, gas); romboedri
di calcite sovente di forma allungata, cristalli di salgemma.
- CHIVOR (Colombia): inclusioni a tre fasi (salgemma, acqua salata,
anidride carbonica) con bordi frastagliati; pirite in cristalli isolati o raggrupp
ati.
- BRASILE: classiche inclusioni a tre fasi con tendenza ad avere la forma
allungata, cristalli di quarzo, inclusioni a due fasi “a tubo”.
- SANDAWANA ( R h o d e s i a ) : fibre di tremolite, “ciuffi” sempre di tremolite,
cristalli stretti e allungati oppure corti a forma di spillo ancora di tremolite,
bande rettilinee con colorazione alternata chiara e scura.
- TRANSWAAL (Sud A f r i c a ) : lamine verdi con forma irregolare e bordi
arrotondati o frangiati di mica fuchsite, cristalli di quarzo, di actinolite, di
m o l i b d e n i t e.
- ZAMBIA: laminette di mica disperse in modo casuale nella massa del cris
t a l l o.
- SIBERIA ( R u s s i a ) : cristalli di actinolite sotto forma di laminette piatte o
di cristalli allungati simili a “canne di bambù”.
- INDIA: inclusioni a due fasi di forma tozza e rettangolare, laminette di
m i c a .
- PA K I S TA N : numerose laminette di mica e inclusioni a due fasi.
- HABACHTA L ( A u s t r i a ) : fibre verdi di tremolite, cristalli di clorite e di
actinolite, mica con bordi di solito frastagliati.
CENNI STORICI
Noto fin dai tempi dei faraoni, lo smeraldo fu sempre tenuto nella massima
considerazione presso tutti i popoli, tanto per la sua bellezza quanto per i
misteriosi poteri attribuiti al suo verde profondo, quasi ipnotico.
Nell’antichità la principale fonte di smeraldi fu l’Egitto, quando ebbero il
massimo incremento le leggendarie miniere di Cleopatra situate nella valle
di Assuan, lungo la costa del Mar Rosso.
Gli smeraldi egiziani conquistarono quindi l’ammirazione universale ovunque
i mercanti li offrissero. Pare anche che i famosi smeraldi indiani non
fossero altro che smeraldi egiziani commercializzati da avventurosi mercanti.
Numerosi furono anche gli smeraldi provenienti dalla Russia (monti
Urali) posti in commercio soprattutto lungo le coste del mediterraneo orientale.
A partire dal sedicesimo secolo giunsero in Europa i primi smeraldi
provenienti dalle “americhe”. In quell’epoca infatti affluirono nel nostro
continente una buona quantità di gemme, anche di notevole caratura, sia
provenienti direttamente dai giacimenti colombiani, sia razziate dai conquistadores
del nuovo mondo.
Dal Perù e dal Messico arrivarono numerosi gli idoli religiosi con incastonati
smeraldi, gemme a cui Maya e Aztechi accreditavano le stesse proprietà
loro attribuite dai Bramini indiani: dono degli dei e quindi abitualmente
usati per rendere loro omaggio. A volte queste gemme furono commercializzate
grezze in Iran e Turchia, e qui tagliate e incise con motivi floreali e
i s c r i z i o n i.
Notizie generali
Lo smeraldo deve il suo nome al greco “smaragdos”, che significa “pietra
verde”; infatti, nei secoli passati, gran parte delle pietre verdi erano denominate
smeraldi. E’ molto difficile, se non impossibile, trovare in commercio
uno smeraldo completamente privo di inclusioni.

(Inclusioni di pirite in uno smeraldo colombiano) |
Inclusioni che, se non abbastanza grandi e/o numerose da essere evidenti ad
occhio nudo (e perciò tali da togliere brillantezza alla pietra), non solo non
sono considerate difetti, ma servono sovente come marchio di autenticità nei
confronti delle pietre sintetiche e delle imitazioni.
A conferma di ciò, si ricorda che una gemma di un intenso verde, pur con
una discreta presenza di caratteristiche interne, in linea di massima ha più
valore di uno smeraldo completamente privo di inclusioni ma di colore
meno pregiato.
Le caratteristiche fisico ottiche dello smeraldo (densità, indice di rifrazione,
birifrangenza, ecc.) variano leggermente da giacimento a giacimento.
Frequenti sono le fratture dovute a tensioni interne ed è per questo motivo
che queste gemme sono fragili agli urti e piuttosto sensibili agli sbalzi di
temperatura. Ad eccezione dell’acido fluoridrico, lo smeraldo è inattaccabile
dagli acidi. Questo cristallo è un tipico minerale di rocce pegmatitiche e i
suoi giacimenti sono quasi esclusivamente di origine primaria.
I m i t a z i o n i
Le più antiche imitazioni di smeraldo sono i vetri verdi, i quali presentano
densità e indici di rifrazione molto variabili. Al microscopio, inoltre, si possono
notare le nuvole di bollicine e le strie a vortice proprie appunto dei
v e t r i .
Consuete imitazioni dello smeraldo sono le doppiette, che sono realizzate in
diversi tipi: la più classica è quella composta da granato nella parte superiore
e vetro verde in quella inferiore.
Questo tipo di doppietta si trova con una discreta frequenza in oggetti fabbricati
ai primi del novecento: la parte superiore del granato aveva il compito
di rendere la gemma meno attaccabile dagli agenti esterni, e la parte inferiore
quello di fornire volume e colore alla gemma.
Al microscopio, sotto la tavola della pietra, si notano di solito le inclusioni
tipiche dei granati, mentre nella parte sottostante sono facilmente visibili le
classiche inclusioni del vetro (v. sopra). Appoggiando quindi la doppietta
con la tavola su un foglio di carta bianca, si nota una zona rossiccia intorno
alla pietra, effetto dovuto al rosso del granato che prevale sul verde del
v e t r o .
Un’altra ottima imitazione è una doppietta formata da due parti di berillo
incolore, tenute insieme, all’altezza della cintura, da un collante verde (nota:
in questo caso é più appropriato il termine di “tripletta” essendo tre gli elementi
che compongono il campione).
Un esame sommario, in questo caso, può trarre in inganno il gioielliere che
rileverebbe densità e indici di rifrazione simili a quelli dello smeraldo natur
a l e .
Vi sono poi doppiette formate
da due parti di spinello sintetico
o da quarzo incolore, collegati
dal solito collante verde
che conferisce la tonalità desiderata
all’intera gemma.
Opportuni trattamenti termici
(cicli ravvicinati di riscaldam
e n t o / r a ff redd amen to, in
auge negli anni ‘60) producevano
micro fratture in grado
di simulare con una certa efficacia
la presenza di inclusioni
naturali.
Nel gerg o commer ciale si
ind icavano comunemen te
come “cr acq uelé”. Per
riconoscere rap idamen te le
doppiette, un metodo abbastanza
semplice consiste nell
’ i m m e rg er e la gemma in
esame in un liquido (anche acqua o alcool): in questo modo si può facilmente
notare il collante colorato che assembla i due elementi che compongono
la gemma.
Altre gemme prodotte dall’uomo, che grazie al color verde possono avere
una qualche somiglianza con lo smeraldo, sono il corindone sintetico verde,
lo spinello sintetico verde, lo Y.A.G verde e il quarzo sintetico verde.
Recentemente sono stati individuati anche esemplari di colore molto uniforme
e particolarmente attraente, realizzati con quarzo incolore fratturato a
nido d’ape, ove le micro fratture erano state riempite con resine colorate.
P i e t re simili
Numerose sono le gemme naturali che possono assomigliare allo smeraldo, i
cui esemplari migliori vantano però un colore tanto particolare che nessun’altra
gemma può eguagliare.
Le pietre preziose comunque abbastanza somiglianti sono il cromodiopside,
la tormalina, la fluorite, l’olivina, l’andalusite, il dioptasio, la moldavite e il
quarzo trattato termicamente.
Queste gemme, però hanno caratteristiche fisico-ottiche così diverse da non
poter essere confuse, nemmeno in seguito ad analisi solo parziali, agli strumenti
gemmologici.
ACQUAMARINA
E ’ la varietà più importante del gruppo dei berilli dopo lo smeraldo: il suo
colore spazia in tutta la gamma del blu, da un azzurro pallido a un blu tendente
al verde.
Il suo pleocroismo è distinto e, come nello smeraldo, la direzione più
apprezzabile è quella di che corrisponde a un blu intenso, mentre il colore
di è di solito un azzurro pallido. Questa é la ragione per la quale queste
gemme, di solito, vengono tagliate con la tavola parallela all’allungamento
dell’asse ottico, e con forma rettangolare.
Quasi sempre inerte ai raggi ultravioletti, l’acquamarina deve il suo colore
al ferro. Nello spettro, non sempre facilmente visibile, si possono notare una
linea a 5370 Å e due linee più deboli a 4560 Å e 4270 Å.
Caratteristiche interne
Al contrario dello smeraldo, in natura non è difficile trovare cristalli di
apprezzabili dimensioni e pressoché privi di inclusioni macroscopiche.
Le più comuni sono formate da cristalli di ilmenite e di goethite, da cristalli
negativi piatti e iridescenti, nonché da inclusioni bifasi dalla forma tubolare
e disposte parallelamente tra loro.
Notizie generali
L’acquamarina deve il nome al proprio colore, che è quello del mare, mentre
ai filtri incrociati appare di colore blu-verde di intensità variabile in funzione
del colore originario.
Abbastanza fragile, é comunque meno sensibile agli urti ed agli shock termici
dello smeraldo. Rispetto a quest’ultimo ha, di solito, un colore più
uniforme e una migliore trasparenza. A volte, si possono trovare acquemarine
tagliate a “cabochon”, che presentano il fenomeno del gatteggiamento o,
più raramente, quello dell’asterismo.
Questi fenomeni sono dovuti ad una certa abbondanza di inclusioni di forma
tubolare particolarmente iso-orientate, inclusioni che possono causare, purtroppo,
anche una minore trasparenza. I giacimenti più importanti sono
quelli del Brasile (Minas Gerais, Esperitu Santo, Bahia), del Madagascar e
della Russia. Gli altri giacimenti, sparsi qua e là sulla crosta terrestre, non
sono, per ora, di grande interesse commerciale.
Degni di essere ricordati sono però quelli dell’Australia, della Birmania, del
Mozambico, della Rhodesia e degli Stati Uniti.
Possiamo ricordare, a titolo di curiosità, che anche in Italia esistono giacimenti
di acquamarina. Infatti, nei filoni pegmatici dell’Alta Val Codera sono
stati estratti cristalli di un colore e di una trasparenza atti ad essere sfaccettati,
ma in quantità talmente ridotta da renderne anti economico il commercio
come gemme.
I m i t a z i o n i
Le imitazioni più comuni sono costituite da spinelli sintetici o da corindoni
sintetici. Attualmente si trova in commercio anche del quarzo sintetico
azzurro, con colorazione molto simile all’acquamarina.
Non é raro incontrare, soprattutto sugli oggetti più datati, anche doppiette
del tipo “granato più vetro” e vetri che, tra l’altro, potrebbero presentare un
indice di rifrazione simile a quello dei cristalli naturali.
P i e t re simili
Un attento esame al rifrattometro e ai liquidi pesanti permette una rapida
distinzione delle numerose gemme che potrebbero essere confuse con l’acquamarina,
ad essa (a volte) molto simili come aspetto e saturazione di colore.
Tra queste, degne di menzione sono il topazio azzurro, lo zircone azzurro,
lo zaffiro blu di colore molto chiaro, la tormalina azzurra.
ELIODORO
Nome che deriva dal greco e significa dono del sole. Lo si può rinvenire in
natura in tutte le colorazioni del giallo, da un giallo pallido ad un inimitabile
giallo oro.
Il colore è dovuto all’ossido di uranio che lo rende anche leggermente
radioattivo, caratteristica comunque tale da non raggiungere mai, anche in
campioni di massa notevole, livelli di pericolosità per i fortunati possessori.
Possiede un pleocroismo debole che va dal giallo verde ad uno stupendo
giallo oro; lo spettro è difficilmente osservabile e il cristallo non presenta
alcuna fluorescenza ai raggi ultravioletti.
Rinvenuto sovente in esemplari di buone dimensioni e, di solito, di elevata
limpidezza, le sue non frequenti caratteristiche interne sono del tutto simili a
quelle dell’acquamarina.
Si trova nell’Africa Sud Ovest, a Sri Lanka, in Brasile e nel Madagascar,
mentre qualche esemplare è stato ritrovato negli Urali e negli Stati Uniti. A
volte l’elemento colorante può essere il ferro e in questo caso perde il suo
colore se si sottopone il cristallo ad un riscaldamento intorno ai 250°.
I m i t a z i o n i
Le imitazioni più comuni, peraltro facilmente riconoscibili, sono il vetro, il
corindone sintetico e lo spinello sintetico.
P i e t re simili
Il quarzo citrino, il topazio, lo zircone giallo, la tormalina gialla, il crisoberillo
e il corindone giallo sono le gemme che, per colore ed aspetto, sono
simili all’eliodoro e che quindi possono essere confuse con questo.
Ma solo in caso di una selezione particolarmente superficiale!
MORGANITE
Deve il nome al collezionista di minerali G.P. Morgan. Si presenta in natura
in delicate sfumature di rosa, soprattutto rosa pesca e rosa salmone ed è particolarmente
apprezzata dai collezionisti e dai gioiellieri più attenti al mercato
americano.
Il pleocroismo è netto e, quando la saturazione di colore é particolarmente
evidente, va da un rosa intenso a un rosa pallido; lo spettro non è rilevabile
e ai raggi ultravioletti, sia a onda corta che a onda lunga, questa gemma può
emettere una leggera fluorescenza rosso-viola.
Un riscaldamento di pochi minuti (tra i 200° e i 400°) spesso può migliorare
il colore della gemma fino a quel delicato color rosa tanto gradito dal mercato.
E ’ importante precisare che questo trattamento, oltretutto difficile da diagnosticare
con certezza, è stabile nel tempo e viene considerato un completamento
da parte dell’uomo dell’opera della natura.
Si é soliti quindi non indicarlo nei certificati di analisi gemmologica.
La densità della morganite é nettamente più alta, infatti varia da 2,80 a 2,90,
ed é la caratteristica che, insieme al colore, la differenzia in modo inequivocabile
da tutti gli altri berilli.
I giacimenti più importanti si trovano in Brasile, in varie località nella
regione del Minas Gerais, in Madagascar, in Mozambico e negli Stati Uniti
( C a l i f o r n i a ) .
GOSHENITE
Il suo nome deriva da Goshen, la località negli Stati Uniti dove fu rinvenuta
per la prima volta, ed é la varietà incolore del berillo. Viene raramente usata
in gioielleria, ma gode di una discreta attenzione da parte dei collezionisti.
Usata in passato come tavola per la costruzione di doppiette ad imitazione
dello smeraldo, é stata però sostituita quasi ovunque da materiali disponibili
in quantità largamente superiori (p. es. con acquemarine o morganiti dal
colore molto tenue).
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