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ANALISI GEMME
del Centro Analisi Gemmologiche




IMITAZIONI
Nella tabella seguente vengono riportate le più diffuse gemme, naturali e artificiali, che si possono confondere con il diamante e ordinate in base a quell' importante fattore di discriminazione rappresentato dall'indice di rifrazione. Alcune imitazioni (vedi spinello sintetico, zaffiro bianco, corindone sintetico incolore, ecc.), al contrario del diamante, hanno un indice di rifrazione leggibile sul rifrattometro. (al contrario del diamante I.R.= 2,41, che é invece fuori scala). Ne esistono tuttavia altre caratterizzate da valori dell'indice di rifrazione superiori a 1,81 per le quali l'uso del rifrattometro convenzionale non è ovviamente utile. Si tratta, in particolare, della fabulite (titanato di stronzio), del G.G.G. (granato di gallio e gadolinio), del rutilo sintetico, dello Y.A.G. (granato di ittrio e alluminio), dello zircone e della zirconia cubica. E' agevole, però, discriminare il rutilo sintetico e lo zircone considerando la loro elevata birifrangenza che provoca lo sdoppiamento degli spigoli del padiglione quando queste gemme sono osservate attraverso la corona. Le restanti imitazioni si riconoscono per l'elevato valore del peso specifico, nettamente superiore a quello del diamante. Infatti, immergendole in ioduro di metilene (p.s.= 3,33), la loro velocità di caduta risulta sensibilmente superiore a quella del diamante. Inoltre, se tali imitazioni vengono osservate mentre sono immerse in questo liquido, si nota che lo Y.A.G. scompare quasi totalmente, mentre il G.G.G., la fabulite e la zirconia cubica non presentano variazioni sensibili delle caratteristiche ottiche. Comparsa di recente sul mercato, la MOISSANITE sintetica costituisce una pericolosa imitazione del diamante perché alcune delle sue caratteristiche si allontanano considerevolmente dalle imitazioni finora considerate. La durezza, innanzitutto, è decisamente elevata (9,25 circa, superiore quindi a quella dei corindoni e del cubic zirconia) e la densità, che con un valore di 3,25 si avvicina molto a quella dei diamanti. Oltretutto, in posizione opposta (minore) a quella di tutte le altre imitazioni. L'effetto della forte, caratteristica birifrangenza , che da solo consentirebbe un immediato riconoscimento, è attenuato ad arte mediante un opportuno taglio con tavola perpendicolare rispetto all'asse ottico. Risulta così molto meno appariscente lo sdoppiamento degli spigoli di padiglione, sdoppiamento che rimane invece visibile inclinando la gemma e osservando l'apce attraverso le faccette fondamentali. O, ancora meglio, capovolgendo il campione e analizzandolo secondo più direzioni. La produzione relativamente recente, e la continua evoluzione dei processi produttivi non consentono la pubblicazione di un elenco esaustivo di caratteristiche tipiche: in ogni caso, quelle osservate fino ad oggi si presentano come striature chiare e parallele, disperse nella massa del cristallo in modo apparentemente iso-orientato. In altri campioni erano visibili cristalli pseudo-esagonali, incolori e trasparenti, a sviluppo tabulare. (v. figura n. 21) Più raramente sono state notate inclusioni nerastre, opache e distribuite a macchia d'inchiostro. Abbastanza ampia la gamma dei colori disponibili sul mercato, benché finoi ad oggi non siano state immessi esemplari totalmente incolori; a titolo indicativo potremmo equiparare gli esemplari meglio riusciti ad un grado "I" della scala G.I.A. Fig. 20: tabella delle caratteristiche del diamante e delle sue imitazioni Sovente è tuttavia necessario eseguire il riconoscimento di pietre montate e, questo caso, risulta utile la misura della loro conducibilità termica rilevata mediante apposite apparecchiature (punte termiche) Il solo test di conducibilità termica, però, potrebbe oggi indurre in errori catastrofici, dato che la moissanite ha valori tanto elevati da trarre in inganno anche gli strumenti più sofisticati; la procedura corretta prevede quindi di usare la punta termica in prima istanza, con la quale eliminare tutte le altre imitazioni, e eseguire poi un secondo test con un apparecchio in gradi di confermare o meno l'identificazione del diamante. Se correlate con altre determinazioni, si consiglia di effettuare alcune osservazioni che possono risultare di notevole utilità nella discriminazione delle imitazioni dal diamante. Le procedure più consuete sono: - Esame della cintura: l'aspetto levigato e ceroso, la presenza di figure di corrosione a contorno triangolare (trigoni) e l'aspetto "piumato o frangiato" della cintura, sono caratteristiche proprie del diamante. A volte è possibile notare una linea di discontinuità prossima alla cintura e ad essa parallela, che caratterizza le gemme composte, le cosiddette"doppiette". - Esame interno del cristallo: la presenza di piume, fratture e sfaldature è tipica del diamante. - Esame della superficie: l'esistenza di facce naturali, nodi e tracce di geminazione è caratteristica del diamante. E' tuttavia possibile che anche lo Y.A.G. presenti delle facce naturali. - Esame delle faccette: nelle imitazioni, a causa del loro basso grado di durezza, le giunzioni tra le faccette presentano generalmente spigoli meno netti rispetto a quelle presenti nel diamante. - Esame della dispersione: solamente il rutilo sintetico, la fabulite ed alcuni esemplari di zirconia cubica presentano una dispersione più elevata (o simile) a quella tipica del diamante. - Esame in immersione: oltre alle osservazioni precedentemente descritte questo esame consente di notare la diversità di aspetto delle due porzioni costituenti le "doppiette". Infine, gemme con basso indice di rifrazione, presentano un aspetto decisamente diverso, soprattutto quando confrontate direttamente al diamante. Fig. 21: sensore Tthermolyzer III - System Eickhorst - per il riconoscimeto dei diamanti

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