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ANALISI GEMME
del Centro Analisi Gemmologiche




Normative U.N.I. e I.S.O. per la classificazione dei diamanti.
Parlare di diamanti è sempre un piacere, anche se oggi dovremo necessariamente ridurre la parte dedicata alle emozioni in favore degli aspetti tecnici che ne hanno comunque accompagnato la storia e il commercio. Fino al 1987, come già accennato in precedenza dalla mia collega, era avvertita una carenza di norme nazionali: univoche innanzi tutto, e tanto dettagliate poi da consentire una corretta impostazione dei parametri commerciali di riferimento. Non che mancassero suggerimenti, anche tanto autorevoli da essere proposti come raccomandazioni, ma la loro origine era priva dell'autorità necessaria a imporne l'adozione al di fuori dell'ambito che le aveva originate. Ricorderemo, e non solo a titolo storico, le Normative C.I.B.J.O., I.D.C., G.I.A. e Scan D.N. (Scandinavian Diamond Nomenclature), alcune delle quali riprese ancora nelle Normative attuali, e di cui è opportuno ricordare l'indubbio valore di traccia. Con tali premesse apparve subito chiara l'esigenza di tenere in necessaria considerazione le modalità d'analisi dei vari Enti, nonché le metodologie che già facevano parte della routine commerciale. Per la vastità del campo d'azione l'U.N.I ritenne allora necessario istituire tre diverse commissioni, i cui membri avevano comunque la facoltà di partecipare alle diverse sessioni. Dopo un lavoro durato oltre quattro anni, impegnativo, e a volte anche controverso, il 9 gennaio del 1991 fu ratificata dal Presidente dell'UNI la normativa 9758 che descriveremo ora per sommi capi: ed io ritengo a questo punto interessante raffrontarla al più recente rapporto tecnico dell' I.S.O. per quanto concerne le terminologie e le classificazioni dei diamanti tagliati. Desidero inoltre sottolineare come l' I.S.O abbia redatto un esauriente rapporto tecnico solo nel 1995: lavoro che, in attesa di ulteriori revisioni e aggiornamenti, a tutt'oggi non é ancora stato ratificato come Norma. Com'è noto, l'insieme degli enti nazionali preposti alla codifica degli Standard Nazionali compone oggi l' I.S.O., (Organizzazione Internazionale per gli Standard). L'I.S.O. è dunque una Federazione Mondiale preposta all'armonizzazione, e alla diffusione di norme comuni su specifici argomenti, e il cui compito istituzionale é il lavoro di preparazione degli Standard Internazionali per mezzo delle diverse commissioni tecniche. Ogni titolare di voto interessato a uno specifico argomento per il quale sia stata formata una commissione ha il diritto di esservi rappresentato. In accordo con l'I.S.O. anche le organizzazioni internazionali, governative e non, prendono parte ai lavori di stesura. La procedura prevede che una prima stesura delle diverse ipotesi di normativa sia diffusa tra i membri per le votazioni preliminari, mentre per la ratifica come Standard Internazionali con relativa pubblicazione é richiesta una successiva approvazione che raggiunga almeno il 75% dei membri votanti. Gli Standard Internazionali I.S.O. a cui si fa riferimento sono: DIS 11211 che sono stati preparati dalla Commissione tecnica ISO/TC 174 della gioielleria, e il lavoro di gruppo WG2, per la graduazione del diamante. Ritornando quindi alle Normative U.N.I., è da evidenziare come proprio l'evoluzione del commercio suggerì, a neanche tre anni dall'uscita di queste Norme, una revisione delle stesse, soprattutto per quanto riguardava due punti: - una classificazione più dettagliata dei diamanti di colore fantasia, sempre più presenti sul mercato grazie ai nuovi ritrovamenti in Australia, prima, e - poi la codificazione di regole più precise per la certificazione dei diamanti sottoposti ai vari tipi di trattamento. Senza l'intenzione di appesantire troppo il discorso con tecnicismi esasperati, e ancora prima di soffermarci sui punti focali evidenziandone le eventuali differenze sostanziali, mi sia consentito di citare almeno lo scopo e la definizione di diamante, giusto per inquadrare correttamente i termini di questo intervento: Scopo: le normativa stabilisce la terminologia relativa al diamante tagliato, la classificazione, le sue caratteristiche e i metodi di prova da adottare ai fini della certificazione. Definizione di diamante: Diamante: Minerale naturale costituito da carbonio cristallizzato nel sistema cubico. L'uso del termine Diamante senza ulteriori aggiunte indica solamente quello di origine naturale. Mentre per Diamante sintetico si intende: Diamante fabbricato dall'uomo che ha essenzialmente la stessa composizione chimica, struttura cristallina e le stesse proprietà ottiche e fisiche del suo equivalente naturale. Inoltre non è consentito utilizzare il solo sostantivo "Diamante" per descrivere diamanti sintetici la cui totale o parziale cristallizzazione o ricristallizzazione è dovuta all'intervento dell'uomo, indipendentemente dal materiale base di partenza e da quale metodo sia stato usato. Il diamante fabbricato in tale modo deve essere chiaramente indicato come sintetico. Il primo punto preso in considerazione fu anche quello che maggiormente sconvolse le abitudini circa uno dei termini più consueti del settore commerciale: la parola "peso" da sostituire con "massa", più corretta anche se certo meno intuitiva. Da evidenziare come invece le Normative ISO mantengano ancora il termine "weight". Meno traumatico il problema dell'arrotondamento, visto che si è adottato il sistema già in uso, e cioè le stessa metodologie delle Borse dei Diamanti: l'arrotondamento della terza cifra decimale sempre per difetto, ad eccezione di quando questa fosse un nove. Per quanto riguarda la forma e il taglio, nonché le terminologie appropriate, ci si è riferiti in toto a quanto stabilito dalla commissione N. 10173 sul taglio. Ancora una volta voglio evidenziare una differenza che ad alcuni può sembrare solo formale con il rapporto ISO che continua a citare ad esempio la parola "emerald cut" (taglio smeraldo) da noi abolita con la normativa sopra citata. Parlerò ora della classificazione delle caratteristiche interne: Per Caratteristiche Interne si intende qualsiasi inomogeneità otticamente rilevabile che si trova all'interno del diamante anche se affiorante. Per Caratteristica esterna si intende qualsiasi inomogeneità che modifica la superficie del diamante anche in relazione alla tipologia del taglio. Per la classificazione delle Caratteristiche interne ed esterne devono essere prese in considerazione soltanto quelle visibili con la lente a 10 X. Prospetto della classificazione delle Caratteristiche Interne Raffrontandolo con il rapporto ISO si possono notare numerose differenze, alcune lievi e formali, altre sostanziali. Citiamo per esempio il termine Loupe Clean oppure il termine FL (Flawless), come sono anche presenti i termini I1, I2, I3 in alternativa a P1, P2, P3. Un momento particolarmente significativo vide dichiarare ufficialmente obsoleti i termini come River, Top Wesselton, ecc. ma anche le stesse Normative CIBJO Bianco extra, ecc. che ne riprendevano gli intervalli colorimetrici. Vista la maggiore efficienza, e l'indiscussa praticità si è quindi deciso di far riferimento solamente ad un'unica scala, quella G.I.A., peraltro già universalmente in uso negli ambienti commerciali. Per quanto riguarda l'ISO pur prevedendo lo stesso tipo di scala, mantiene ancora gli altri termini tipo "White", "Rare White", ecc. da noi considerati obsoleti. Tabella scala di colore GIA - ISO Per quello che concerne i colori di fantasia, mentre l'UNI ha completato la revisione delle sue norme 9758 aggiungendo dei paragrafi dedicati a questo tipo di diamanti sempre più in commercio (come si può notare nella tabella seguente), per quanto riguarda l'ISO una descrizione accurata di queste gemme è in fase di aggiornamento. Colori di fantasia Fluorescenza: Il grado di fluorescenza è definito dall'intensità dell'emissione luminescente di un diamante sottoposto a sorgente UV con lunghezza d'onda di 365 nm. Il grado della fluorescenza viene determinato per paragone con dei diamanti di confronto. L'assenza della fluorescenza sotto illuminante UV viene definita con il termine "nulla". Il grado di fluorescenza viene definito con i termine: "debole", "media", "forte". Sul documento di analisi non si deve indicare il colore della fluorescenza. Lievi differenze con l'ISO e la necessità di creare una serie di Master Internazionali per i passaggi di fluorescenza. Proporzioni di taglio: ci si è trovati di fronte a due filosofie completamente diverse; quella di scuola americana, riassunta dal GIA: pochi valori scritti sul certificato e demandare al gioielliere il compito di completare i rilevamenti e esprimere una valutazione, e quella delle normative IDC e CIBJO che fornivano più elementi di giudizio per esprimere i termini di una classificazione finale. Si è scelta infine una posizione molto più vicina alla metodologia europea che, se da un lato invitava l'operatore a dare tutte le informazioni possibili dall'altro lasciava libero l'analista di dare un giudizio sulle proporzioni di taglio. E' nata così la tabella seguente: L'ISO per ora rimane legato allo schema dell'IDC che demandano all'analista il giudizio sul taglio Buono- Medio- Inusuale oppure Moderno- Usuale- Inusuale. Per quanto riguarda la simmetria e la politura, visto che entrambe partecipano al giudizio finale della finitura, si è deciso di assegnare i quattro livelli così definiti: Ottimo, Buono, Medio, Scarso. Infine, nella revisione delle Normative U.N.I. (e ancora assenti nei rapporti I.S.O.), vengono stilate i giudizi e il comportamento da adottare nella certificazione nei confronti dei diversi trattamenti che subiscono i diamanti. Parallelamente a queste normative sono stati anche descritti i metodi di analisi che vanno dal tipo di illuminazione, alle caratteristiche che devono avere le Master-stones, al tipo di lampada per la fluorescenza, all'uso della lente a 10 X o al microscopio. Le differenze in questo campo sono facilmente appianabili, ne citiamo una per tutte, la possibilità che la revisione delle norme UNI ha previsto di portare a 0,30 la massa minima per le Master-Stones per il colore, mentre il rapporto ISO per ora è ancora ancorato al vecchio peso di 0,47 ct. Per concludere questo argomento, al cui riguardo ci sarebbe materia per ben altro impegno, è comunque necessario sottolineare come le Normative U.N.I. e il rapporto tecnico dal quale deriveranno le Normative I.S.O. siano sostanzialmente simili. In ogni caso mi auguro che questo intervento abbia evidenziato soprattutto l'evoluzione in senso positivo di un processo di armonizzazione fra questi due importanti momenti, le cui residue, minori differenze saranno presto appianate in modo definitivo. La speranza, per non anticipare il termine di certezza, è quella di poterci presto riferire a quelle che fin d'ora chiameremo le Norme ISO/U.N.I. Grato per l'attenzione, e per l'occasione di un incontro tanto qualificato, rimango a disposizione di quanti volessero, con ulteriori dettagli, approfondire ulteriormente gli aspetti di questo mondo affascinante.

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