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| Smeraldi trattati,
impregnati, oliati ed otturati.
Lo smeraldo è tradizionalmente considerato dagli operatori del settore come una delle gemme più delicate
e che più si sono prestate ieri come nei secoli precedenti ad abbellimenti da parte dell'uomo.
Il fabbricare e porre in commercio quindi oggetti con incastonati smeraldi necessita da parte degli operatori
del settore di una particolare attenzione e conoscenza di questa splendida ma, a volte, fragile gemma.
Se la storia degli smeraldi, si perde nella notte dei tempi, parallelamente dobbiamo constatare che anche quella
degli interventi migliorativi su questo affascinante minerale risale per lo meno ai primi secoli A.C..
A conferma di ciò ricordiamo che Caio Plinio II (23-79 d.C.) nel suo "Historia Naturalis" ci descrive con una
estrema precisione uno dei metodi per rendere gli smeraldi più belli: "…quelli che non nascono verde affatto,
si fanno migliori col vino e con l'olio.." (Libro 37, capitolo 18).
Altre "ricette" di come si possono rendere più gradevoli le gemme e in particolar modo gli smeraldi, si trovano
in un trattato conosciuto con il nome di "Papyrus Graecus Holmiensis" che si pensa risalga al V secolo d.C.. Da
questi fogli, in papiro, scritti a mano da uno scriba egiziano, che originariamente costituivano un trattato,
il lettore può trarre spunto per delle operazioni di "abbellimento" sicuramente in uso fino a pochi decenni fa.
Tra le varie ricette quella che ci invita a cuocere lo smeraldo a fuoco lento per il tempo desiderato in una
miscela con del verderame macinato amalgamato con dell'olio, ci sembra la più semplice e quella che più si
avvicina alle usanze dei nostri nonni di mettere gli smeraldi di colore povero e con evidenti fratture a bagnomaria
in olio colorato.
Al giorno d'oggi uno dei compiti più importanti del gemmologo è quello non solo di riconoscere le gemme naturali
dalle sintesi, anche le più sofisticate, ma soprattutto, di identificare e quantificare i trattamenti che possono
essere stati impiegati per modificare l'aspetto e/o il colore delle gemme da analizzare. E' questo sicuramente
una degli aspetti più complessi della nostra professione poiché la continua evoluzione dei trattamenti e l'ampio
spettro di indagine sul quale si deve operare rende ogni analisi diversa da quella precedente, poiché materiali
di provenienza diversa possono reagire in modo completamente diverso rispetto a uno specifico e potenzialmente
identico trattamento.
Se i commercianti e i gemmologi sono tutti concordi nell'imperativo etico di segnalare eventuali trattamenti che
la gemma può avere subìto applicando così in modo rigoroso le normative UNI, a tutt'oggi una metodologia univoca
sulla casistica dei vari trattamenti non esiste.
A tal proposito invitiamo il lettore per delle informazioni più approfondite a rileggere un articolo apparso su
questa rivista nel numero 2/99 dal titolo "Il verde della discordia" il cui autore, Francesco Roberto è uno dei
più autorevoli commercianti di gemme non solo in Italia.
Ma il conoscere le caratteristiche peculiari di uno smeraldo e saper riconoscere un eventuale trattamento può essere,
il più delle volte, di grande aiuto all'orafo. Infatti questi magnifici cristalli presentano sovente inclusioni e
fratture interne che, se da un lato sono tanto caratteristiche da aiutare il gemmologo nell'analisi e nel riconoscimento
della gemma, dall'altro la rendono piuttosto vulnerabile tanto al momento dell'incastonatura, quanto in conseguenza ad
eventuali urti accidentali.
Per questo motivo è preferibile incastonare gli smeraldi, se possibile, con una buona protezione degli spigoli. A tal
proposito ricordiamo che la forma rettangolare con angoli smussati è tanto tipica da prendere il nome di "taglio smeraldo"
anche quando è usata per cristalli di natura diversa.
La quasi totalità degli esemplari oggi in commercio ha subito operazioni di "maquillage" che consistono nell'impregnazione
con resine e oli di vario tipo nelle microfratture e nelle discontinuità di cristallizzazione che raggiungono la superficie.
Questi interventi, che sono ormai una consuetudine commerciale, fanno sì che gli smeraldi temano una lunga esposizione al
sole, alla luce e persino al calore sviluppato da alcune vetrine. Addirittura, la non corretta aerazione conseguente un
lungo deposito in cassetta di sicurezza potrebbe causare un deterioramento ottico degli impregnanti che, disseccati,
finirebbero per accentuare la visibilità delle caratteristiche preesistenti al trattamento. Naturalmente il possibile
danno sarà limitato alla perdita dell'olio introdotto precedentemente, e sarà sufficiente ripetere l'operazione per
ripristinare almeno un aspetto migliore.
Questo spiega perché, oltre alle cautele in fase d'incastonatura, per eliminare i mastici necessari a tale operazione, sia meglio evitare, per quanto possibile, di immergere gli smeraldi in alcool o in solventi più o meno energici.
Per la pulitura di gioielli con smeraldi è consigliabile usare uno spazzolino morbido con acqua moderatamente calda e saponi neutri, con eventuale risciacquo finale in acqua distillata.
Da notare che gli smeraldi sintetici, di solito non soggetti né a trattamenti né caratterizzati da inclusioni o fratture evidenti, non richiedono da parte dell'operatore particolari attenzioni rispetto ai berilli naturali.
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