| Homepage | Utilities | Le normative Uni | Le imitazioni | Berillo | Simbolismo | I laboratori | Certificazioni | Books | Dove siamo | Contact-center
ANALISI GEMME
del Centro Analisi Gemmologiche




Trattamenti.
La storia dei trattamenti è antica quanto la storia delle gemme. E' sempre stato infatti sogno dell'uomo migliorare l'aspetto visivo delle gemme sia per un motivo prettamente estetico sia per un motivo fortemente economico.
Già C. Plinio II, morto durante l'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. che, circa 2000 anni fa nel suo libro "Historia Naturalis", descriveva con dovizia di particolari alcuni trattamenti in voga ancora oggi e a proposito di questi sosteneva che: " Ci sono ancora libri di autori....che insegnano come del cristallo si tingono gli Smeraldi, e altre gioie rilucenti ....ne c'è inganno a questo mondo che renda maggior guadagno" (Libro 37, cap.75).
Molto probabilmente tra i testi consultati da Plinio primeggiava quello conosciuto come Papyrus Graecus Holmiensis nel quale, pur essendo arrivate a noi poche pagine, possiamo imparare "Come scolorire i cristalli, una ricetta per la preparazione di pietre verdi, una ricetta per preparare e colorare le pietre, ammorbidimento dello Smeraldo, ecc. E' strabigliante vedere al giorno d'oggi, quasi dopo 2000 anni dalla loro descrizione, alcune tecniche per modificare le gemme possono essere ancora sfruttate.
Da testimonianze rinvenute a Ur in Caldea ( Mesopotamia) e Rappa (Pakistan Occidentale) e nell'antico Egitto fin da 3000 anni a. C. si può dedurre che vi era la consuetudine di usare gemme tagliate per la gioielleria tipo agate tinte e corniole riscaldate i cui trattamenti vengono fatti risalire fino a circa 2000 anni a.C.; alcuni di questi esempi furono stati rinvenuti addirittura nella tomba di Tutankamen.
Tra il 1500-1600 vi sono parecchi trattati di oreficeria che descrivono vari trattamenti alcuni semplici alcuni più complessi utili per migliorare la qualità delle gemme. Lo stesso Benvenuto Cellini oltre che a descriverli era solito usare le gemme che potremmo definire abbellite o migliorate nell'aspetto nella creazione dei suoi rinomati gioielli. Se il diciannovesimo secolo è conosciuto per i vari tentativi di trattamenti termici e per una loro proficua evoluzione, tipici della prima metà del nostro secolo sono gli studi e le applicazioni sempre più sofisticate sull'uso dell'irraggiamento e sugli effetti delle radiazioni seguite da riscaldamento su vari tipi di gemme tra le quali è doveroso citare i corindoni, i topazi, i quarzi, gli zirconi, ecc.
L'ultimo trattamento in ordine di tempo degno di essere evidenziato, i cui primi tentativi non sono più vecchi di vent'anni, è quello della termodiffusione dapprima in modo totale e poi parziale operata su corindoni di bassa qualità con lo scopo di ottenere validi zaffiri e dagli anni novanta anche validi rubini.
E' solo in questi ultimi anni che, grazie anche all'intervento dell'ICA (International Colored Gemstone Association), il commercio appoggia delle iniziative che hanno come obiettivo la massima trsparenza (full disclosure) nelle transazioni commerciali.
La stessa CIBJO nel suo articolo 5 invita sia il commerciante che l'analista a mettere in evidenza gli eventuali trattamenti.
E' comunque nelle norme UNI sulla nomenclatura dei materiali gemmologici (UNI 10245) che abbiamo una descrizione accurata delle definizioni dei trattamenti e "l'obbligo" di designarle nel certificato. A questo proposito riportiamo le definizioni più importanti:
4.3. Materiale Gemmologico Trattato: Materiale gemmologico di origine naturale, artificiale o di coltura modificato dall'uomo nelle proprietà chimiche e/o fisiche.
4.3.1. Depurati: Materiale di origine naturale, artificiale o di coltura che ha subìto la rimozione di inclusioni mediante azioni e/o modificazioni chimiche e/o fisiche.
4.3.2. Diffusi: Materiale di origine naturale, artificiale o di coltura che ha subìto un procedimento modificatore con apporto di elementi chimici cromofori.
4.3.3. Impregnati: Materiale di origine naturale, artificiale o di coltura i cui pori sono stati riempiti con sostanze estranee non colorate. 4.3.4. Irradiati: Materiale di origine naturale, artificiale o di coltura che ha subìto modificazioni mediante radiazioni non visibili, particelle atomiche o sub-atomiche.
4.3.5. Microincisi: Materiale di origine naturale, artificiale o di coltura che rechi in posizioni determinate microincisioni di forma idonea a ottenere effetti ottici particolari.
4.3.6. Oliati: Materiale naturale, artificiale o di coltura che ha subìto permeazione di fratture con olio o altri liquidi oleosi senza aggiunta di coloranti.
4.3.7. Oliati con aggiunta di coloranti: Materiale di origine naturale, artificiale o di coltura che ha subìto permeazione di fratture con olio o altri liquidi oleosi con aggiunta di coloranti.
4.3.8.Otturati o infiltrati: Materiale di origine naturale, artificiale o di coltura che ha subìto il riempimento di cavità e/o fessure con materiali fluidi che induriscono.
4.3.9. Ricoperti: Materiale di origine naturale, artificiale o di coltura che è stato rivestito totalmente o parzialmente da sostanze estranee.
4.3.10. Riscaldati: Materiale di origine naturale, artificiale o di coltura che ha subito un procedimento termico modificatore senza apporto di elementi chimici cromofori.
4.3.11. Tinti: Materiale di origine naturale, artificiale o di coltura i cui pori, interstizi, fratture naturali o indotte, che è stato permeato con sostanze coloranti.
. E' evidente che i sopra citati trattamenti come fortemente consigliato dalle normative debbono essere evidenziati in un certificato ma è anche vero che l'identificazione dell'avvenuto trattamento non è sempre facile e sicuro anche da parte di un professionista e quindi contemporaneamente a una sempre più sofisticata azione dell'uomo nell'abbellire le gemme deve corrispondere una più attenta analisi che si serva anche, quando è necessario, di strumenti altamente sofisticati quali la microsonda raman, il microscopio a scansione elettronica, lo spettrofotometro all'infrarosso,ecc.
Qui di seguito faremo una breve descrizione dei vari tipi di trattamento che possono subire le varie gemme e analizzeremo singolarmente pietra per pietra in ordine di importanza e di diffusione sul mercato.

TRATTAMENTI DEL DIAMANTE: MODIFICAZIONE ARTIFICIALE DEL COLORE.
Il desiderio di modificare il colore di un diamante per renderlo più piacevole e quindi più commerciabile, è nato, supponiamo, quasi contemporaneamente al commercio di queste gemme. Si considerano due tipi di modificazione del colore di cui la prima, "diamanti rivestiti", prende in esame un'alterazione superficiale del colore e la seconda, "diamanti bombardati", prende in esame la modificazione cromatica che una gemma può subire sotto l'azione di un bombardamento neutronico.

DIAMANTI RIVESTITI
I diamanti rivestiti hanno subito un'alterazione del colore per mascherare la propria colorazione reale. Ovviamente questa pratica viene usata per migliorare la colorazione di diamanti il cui colore è poco commerciabile. Il trattamento è temporaneo in quanto tale modificazione viene effettuata ricoprendo il padiglione con un materiale meno duro del diamante e quindi facilmente identificabile con un test di scalfitura e/o dipingendo la cintura con sostanze che con l'uso di abrasivi o acidi possono essere rimosse.

DIAMANTI BOMBARDATI
I diamanti che hanno subito un'alterazione permanente del colore, rimovibile solo in alcuni casi sottoponendo la gemma ad alte temperature, vengono definiti "trattati" o " irradiati". Queste alterazioni sono dovute al bombardamento effettuato con particelle sub-atomiche che modificano l'assorbimento della pietra aumentandone il grado di saturazione di colore. I diamanti che hanno subito questo trattamento non potranno avere una sottrazione di colore, cioè passare ad esempio da I a E della scala GIA, ma solo un aumento di saturazione, dovuto alla modificazione reticolare. Il colore della gemma, prima poco apprezzato e poco richiesto dal mercato, può essere modificato in una probabile colorazione fantasia più apprezzata e commerciabile.

RICONOSCIMENTO DEI DIAMANTI BOMBARDATI
A seconda del colore da riconoscere ci sono diversi tipi di metodo di analisi. Consideriamo tre gruppi di colore: verde, giallo-marrone-rosa e blu.
Per i diamanti di colore verde i segni sospetti di un'eventuale bombardamento possono essere: un colore molto intenso, un'emissione di radioattività, inclusioni marroni a forma di disco, effetto "ombrello" (duplicazione di colore sulle faccette del padiglione vicino all'apice) e l'osservazione allo spettroscopio di una linea di assorbimento a 592 nm. Una prova molto importante che indica l'origine naturale della colorazione verde è data dall'eventuale presenza di faccette naturali di questo colore.
Per i colori giallo-marrone-rosa, ricordiamo come prove di bombardamento, l'effetto "ombrello" e la linea d'assorbimento a 592 nm.
Per il colore blu, citiamo caratteristiche di un colore intenso e una conducibilità elettrica che sono prove di un sospetto bombardamento.
Se il diamante blu è conduttore di elettricità ha sicuramente un colore naturale. Il riconoscimento dei diamanti bombardati a volte è molto difficile e può richiedere, oltre all'uso degli strumenti di routine di un laboratorio, anche analisi con strumentazioni molto sofisticate tipo lo spettrofotometro UV-Vis, lo spettrofluorimetro e lo spettrofotometro F-TIR; a volte occorre anche raffreddare il diamante alla temperatura dell'azoto liquido (- 196°C).

MODIFICAZIONE DELLE CARATTERISTICHE INTERNE
Negli ultimi anni grazie all'impiego di un raggio laser che permette di eseguire fori di un diametro estremamente piccolo, si riesce a eliminare vistose inclusioni nere o scure da gemme già tagliate. Questo trattamento non migliora il grado di purezza del diamante, ma ha solo il pregio di rendere meno visibile all'occhio l'inclusione, mentre è identificabilissimo con una lente a 10X con la quale si pùò notare anche il foro del laser. E' notizia di questi ultimi mesi un nuovo trattamento per rendere meno visibili le inclusioni dei diamanti. E' effettuato dalla ditta Yehuda in Israele e si basa sull'immissione sotto vuoto di sostanze vetrose nelle fratture che arrivano alla superficie del diamante. Questo trattamento permette di migliorare il grado di purezza da I o P 1 a S.I. o da S.I. a V.S.
Questo processo può essere reversibile solo ad alte temperature o con una forte bollitura in acidi. E' estramente difficoltoso il riconoscimento da parte degli operatori del settore, e solo un esperto gemmologo è in grado di evidenziare questo trattamento.

TRATTAMENTI DEL RUBINO
Se per secoli i rubini difficilmente si prestavano ad essere trattati e poteva accadere raramente di notare qualche piccola frattura impregnata di olio rosso, gli anni '80 e '90 hanno visto apparire sul mercato gemme pesantemente modificate.
Uno dei trattamenti più comuni, apparso in commercio agli inizi degli anni '80, consisteva nell'impregnare cavità con dapprima vetro rosso e in secondo tempo addirittura corindone sintetico ottenuto con il metodo fusione alla fiamma. Grazie a questo tipo di trattamento si potevano mascherare evidenti difetti in rubini rendendo così più facile ma anche più ingannevole la commercializzazione.
All'inizio degli anni '90 sono apparsi sul mercato rubini che avevano subito il trattamento di termodiffusione fino allora tipico solo degli zaffiri. Questo tipo di trattamento consiste nel far penetrare attraverso le superfici della gemma un colorante adatto ad aumentarne la saturazione di colore e quindi il valore di commercio.
La penetrazione dell'agente cromoforo è abbastanza superficiale e sovente non omogenea per cui un'attenta osservazione al microscopio, preferibilmente in immersione, diventa essenziale e chiaramente diagnostica. Comunque per ora il colore indotto per termodiffusione non è al massimo livello. Ma la situazione potrebbe cambiare in un futuro anche molto prossimo. Un ulteriore trattamento degno di nota a cui vengono sottoposti i rubini è il classico riscaldamento a temperature elevate per ottenere o la diminuzione dell"effetto seta", o un leggero, quasi impercettibile miglioramento cromatico.

TRATTAMENTI DELLO SMERALDO
Il principale trattamento a cui sono soggetti gli smeraldi è sicuramente quello per impregnazione. Questo tipo di trattamento lo si effettua al fine di rendere meno evidenti o di nascondere completamente le eventuali fratture presenti nella gemma e viene effettuato sin dall'antichità come Plinio nel suo De Historia Naturalis ci descrive con dovizia di particolari.
E' comunque innegabile che questo trattamento negli ultimi anni ha subito un'evoluzione a dir poco vertiginosa. Infatti si è passati dall'olio di varo tipo (olio di palma , olio di mandorla, olio di cedro, olio per armi da fuoco, ecc.) agli stessi olii ma con forte saturazione verde, a paraffine, a resine sintetiche (Opticon), a sostanze vetrose.
E quando un semplice riscaldamento non era sufficente per far permeare nelle fratture queste sostanze ecco che la tecnologia sottoforma di autoclavi e quindi di sottovuoto ha dato un ulteriore aiuto all "abbellimento artificiale " di queste gemme. Per l'individuazione dei trattamenti è utile l'analisi al microscopio che rivela la presenza di una sostanza estranea nelle fratture. Alcune sostanze utilizzate per il trattamento risultano inoltre avere una fluorescenza giallastra ai raggi ultravioletti a onda lunga rendendo così ancora più semplice l'identificazione.

ANALISI GEMME
Centro Analisi Gemmologiche
Viale Vicenza 4/D - 15048 - VALENZA (AL) - ITALY
Fone: 0131.924557
E-mail: cagviscontivalenza@tiscalinet.it

Copyright 2002 - analisigemme.com